La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ritenuto sussistente la violazione dell’art. 6, par. 1 (diritto ad un giusto processo) e dell’art. 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo in un caso in cui il procedimento instaurato da una lavoratrice per ottenere indennità non pagate era durato diciannove anni.
La decisione (n. 34012/20 del 26 agosto 2025) è stata resa nei confronti della Grecia, in relazione ad un giudizio iniziato nel 2001 e concluso con sentenza della Corte d’appello di Atene del 2020.
Secondo la Corte, vi erano stati effettivamente lunghi periodi di inattività e diversi periodi di ritardo delle autorità giudiziarie e che, presi insieme, indicherebbero che i procedimenti “non sono stati condotti con la necessaria speditezza”. Valutando le circostanze del caso e tenendo conto della durata complessiva del procedimento, la Corte ha ritenuto che quel lasso di tempo di quasi diciannove anni fosse stato eccessivo, non rinvenendo, oltretutto, elementi per ritenere che la situazione fosse eccezionale.
Qui il testo integrale della pronuncia, disponibile in lingua inglese.