Impresa familiare: al convivente di fatto spettano le tutele previste per il coniuge ove risulti un apporto effettivo e continuativo all’impresa

In tema di impresa familiare, è illegittima l'esclusione del convivente di fatto dalla qualifica di familiare ai sensi dell'art. 230-bis, comma 3, c.c., ove risulti un apporto effettivo e continuativo del convivente all'impresa stessa.

Tale interpretazione si impone in forza della sentenza della Corte costituzionale n. 148 del 2024, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 230-bis, comma 3, e dell'art. 230-ter c.c., nella parte in cui non prevedevano tutele equivalenti a quelle riconosciute al coniuge e ai parenti, per violazione degli artt. 2, 3, 4, 35 e 36 Cost., nonché dell'art. 8 Cedu (ne avevamo parlato in La disciplina dell’impresa familiare si applica anche alla convivenza di fatto).

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (ord., 4 maggio 2025, n. 11661), alla luce della citata sentenza della Corte Costituzionale, hanno dato applicazione a tali principi.

Dalla pronuncia si evince chiaramente che il giudice di merito deve svolgere un accertamento “in concreto circa l’effettività e la continuità dell’apporto lavorativo del convivente di fatto nell’impresa familiare, apporto che si assume determinativo dell’accrescimento della produttività dell’impresa”.

Altri articoli di 
Maria Santina Panarella
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram