Con comunicato stampa del 23 luglio 2025, la Corte Internazionale di Giustizia ha riferito di aver reso il parere consultivo sugli obblighi degli Stati in materia di cambiamento climatico, in risposta alla richiesta presentata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, su iniziativa del piccolo (e bellissimo) Stato di Vanuatu alla quale si erano uniti altri 132 Paesi.

Si tratta di un parere (qui il testo disponibile in lingua inglese), di oltre 140 pagine, non vincolante, ma che avrà senz’altro un grande impatto in materia di responsabilità degli Stati nel cambiamento climatico.

Il parere comprendeva due quesiti. Da un lato, è stato chiesto alla Corte quali siano gli obblighi degli Stati, ai sensi del diritto internazionale, in materia di cambiamento climatico; dall’altro, quali siano le conseguenze legali del mancato rispetto di tali obblighi.

La Corte ha così ricordato che i trattati sul cambiamento climatico, così come altri trattati dedicati all’ambiente, stabiliscono obblighi vincolanti per gli Stati diretti a garantire la protezione del sistema climatico e dell'ambiente dalle emissioni antropogeniche di gas serra. Tali obblighi comprendono, tra gli altri, il dovere di adottare misure al fine di contribuire alla mitigazione delle emissioni di gas serra o il dovere di cooperazione.

Gli Stati hanno il dovere di prevenire danni significativi all'ambiente agendo con la dovuta diligenza, e di utilizzare tutti i mezzi a loro disposizione per evitare che le attività svolte all'interno della loro giurisdizione o controllo causino danni significativi all’ambiente.

Nel rispondere, invece, alla seconda domanda, la Corte ha evidenziato che la violazione da parte di uno Stato di qualsiasi obbligo come individuato costituisce un atto illecito internazionale che comporta la responsabilità di tale Stato.

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